Monitoraggio delle emissioni in acciaierie: cosa è già possibile in Italia
Le attività siderurgiche sono da decenni al centro del dibattito pubblico sulle emissioni in atmosfera, tanto al Nord quanto al Sud Italia, con frequenti interventi nei telegiornali nazionali e nelle cronache locali. In questo contesto, il monitoraggio ambientale delle emissioni in perimetrale e il controllo acustico attorno agli stabilimenti diventano strumenti chiave per tutelare la salute dei lavoratori, delle comunità vicine e la sostenibilità industriale nel lungo periodo.
Dimensione del settore siderurgico in Italia
L’industria metallurgica italiana conta oltre 9.000 aziende, con decine di grandi gruppi produttivi e diversi grandi complessi siderurgici (Taranto, Piombino, Genova Cornigliano, Ravenna, ecc.) che impattano significativamente sulle emissioni industriali nazionali. Le emissioni dirette di CO₂ della siderurgia italiana gestite tramite il sistema ETS europeo sono state nel 2020 intorno a 8,3 milioni di tonnellate, pari a circa il 4,5% delle emissioni complessive di gas serra del Paese. Per ogni milione di euro di valore aggiunto, l’industria metallurgica italiana ha emesso nel 2022 circa 1.124 t di CO₂, oltre che quantità rilevanti di SOx, NOx, CO e COVNM, con trend in progressiva riduzione ma ancora sotto osservazione regolatoria.
Normativa italiana sulle emissioni in atmosfera
Le emissioni industriali sono disciplinate a livello europeo dalla Direttiva 2010/75/UE sulle emissioni industriali (IED), recepita in Italia con il D.Lgs. 46/2014 che ha modificato il Decreto Legislativo 152/2006 e le sue integrazioni. Per gli impianti siderurgici, si applicano requisiti stringenti di BAT (Best Available Techniques) per CO₂, polveri, SOx, NOx e altri inquinanti, con obbligo di monitoraggio continuo, bilancio di massa del carbonio e verifica da parte di enti terzi, oltre alla registrazione sul registro europeo EUTL. Parallelamente, le Regioni gestiscono le reti ARPA di monitoraggio della qualità dell’aria (PM10, PM2.5, NO₂, ecc.), che integrano i dati dei grandi impianti industriali con quelli delle stazioni urbane, creando un quadro eterogeneo e differenziato tra Nord e Sud.
Un modello replicabile in Italia: il caso Ternium in Messico
Il case study di Ternium in Messico, realizzato con la rete multiparametrica Kunak AIR, mostra come una grande acciaieria possa trasformare il monitoraggio in perimetrale da “obbligo normativo” a strumento operativo di gestione ambientale.
Sono state installate 13 stazioni Kunak AIR Pro in grado di monitorare in continuo particolato (PM1, PM2.5, PM4, PM10, TSP, TPC), gas (SO₂, NO₂, CO, O₃) e variabili meteorologiche (temperatura, umidità, pressione, velocità e direzione del vento), con dati 24/7 su piattaforma cloud.
La rete consente:
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correlazione tra emissioni, processo produttivo e condizioni meteorologiche;
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allarmi automatici in caso di superamenti di soglia;
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documentazione storica per audit e ispezioni;
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ottimizzazione dei processi produttivi sulla base di dati oggettivi.
Scopri la case history completa qui: https://kunakair.com/case-studies/emission-control-at-terniums-plants-in-mexico/
Perché il modello fa senso anche in Italia
In Italia il mix tra normativa stringente, diffusione degli impianti siderurgici e pressione sociale sui siti industriali rende molto interessante replicare un approccio simile a quello Ternium, con rete multiparametrica di monitoraggio in perimetrale. Le reti ARPA forniscono un quadro a scala regionale, ma non coprono la grana spaziale fine intorno ai singoli siti. Una rete di sensori di qualità dell’aria in perimetrale può colmare esattamente questo gap, consentendo agli operatori di:
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anticipare eventuali superamenti degli standard;
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comunicare in modo trasparente con ARPA, Comuni e cittadini;
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ottimizzare manutenzioni e gestione dei processi per ridurre impatti ambientali e acustici.
Aesse Ambiente: integrazione con monitoraggio acustico per il mercato italiano
Aesse Ambiente, come distributore italiano della soluzione Kunak, è in grado di offrire non solo un sistema di monitoraggio multiparametrico della qualità dell’aria, ma anche una piattaforma integrata di monitoraggio acustico per le aree industriali e urbane circostanti.
Questa integrazione è un vero plus strategico per il mercato italiano, dove:
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le normative sul rumore (DPCM 1/3/1991, linee guida regionali, limiti per acciaierie e grandi impianti) si sommano a quelle sulle emissioni;
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la pressione sociale sui siti industriali porta le aziende a “dimostrare” giorno per giorno che impatto ambientale e acustico sono sotto controllo.
Un sistema che abbina sensoristica multi‑inquinante Kunak AIR e monitoraggio acustico con le soluzioni Acoem può:
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fornire una vista unificata di qualità dell’aria + rumore;
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generare report congiunti per ARPA, Comuni e autorità competenti;
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definire policy interne di “operazione silenziosa” o “low‑emission” in determinate condizioni meteorologiche;
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supportare piani di mitigazione ambientale e acustica con dati oggettivi, non solo stimati.
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